L’una tantum divorzile può essere

corrisposta ratealmente?

Proprio la decisione da ultimo riportata (Cass. civ. Sez. lavoro, 8 marzo 2012, n. 3635) aveva ad og­getto una prestazione in unica soluzione rateizzata.

Nella giurisprudenza di merito alcune decisioni han­no ritenuto senz’altro ammissibile la rateizzazio­ne dell’una tantum. Così App. Torino, 15 gennaio 1998 ha ritenuto che “la corresponsione di una som­ma una tantum invece dell’assegno divorzile mensile, pur pattuita con pagamento in più rate anziché in uni­ca soluzione (nella specie, assegno di lire quarantadue milioni in tre rate ravvicinate), si distingue dal regime caratterizzato dal versamento mensile dell’assegno e pertanto non consente adeguamenti successivi, nep­pure ove siano richiesti quando non si sia ancora com­pletato il versamento rateale della somma come sopra concordata giacché il versamento della somma una tantum si ricollega a una transazione novativa d’ogni precedente pretesa, e a transazione adempiuta il ti­tolo azionabile dal creditore è esclusivamente detta transazione”.

Altre decisioni hanno espresso un’opinione diver­sa. Così Trib. Verona, 30 giugno 2000 ha invece ritenuto che “il tribunale in sede di pronuncia di di­vorzio non può recepire l’accordo dei coniugi per la corresponsione dell’assegno divorzile in unica solu­zione quando la somma concordata (nella specie, lire 16.800.000) sia frazionata in molteplici rate mensili di esiguo importo (nella specie, lire 200.000 mensili sen­za interessi e rivalutazione), giacché siffatta modalità di versamento contrasta con la funzione dell’istituto che, precludendo al beneficiario ogni ulteriore diritto di contenuto patrimoniale, mira tuttavia a garantirgli con immediatezza un congruo capitale”.

Certamente il frazionamento dell’una tantum in mol­teplici rate (per esempio mensili) potrebbe appari­re problematico in quanto finisce per riprodurre so­stanzialmente la stessa situazione dell’assegno ma pur sempre si tratterebbe di una prestazione desti­nata a concludersi con la corresponsione dell’ultima rata e non vi sono ragioni per escludere che le parti nell’esercizio della loro autonomia negoziale possano pertanto prevedere la rateizzazione. D’altro lato non sempre una parte potrebbe disporre di un importo capitale sufficiente per effettuare il pagamento della corresponsione in un solo momento. E’ questa la ra­gione per la quale per esempio in alcuni ordinamenti stranieri la corresponsione di una somma di denaro a titolo di mantenimento può essere determinata in rate mensili.

Non vi sono ragioni per escludere quindi l’ammissibi­lità del pagamento rateale dell’una tantum divorzile. Una tale modalità di pagamento avrà quindi le stesse conseguenze giuridiche e tributarie dell’una tantum corrisposta in un solo momento.

 Lessico diritto di famiglia

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