Continua il percorso argomentativo della giurisprudenza, ormai ampiamente e de­cisamente affermatosi, sulla equiparazione della rilevanza giuridica della famiglia di fatto alla famiglia fondata sul matrimonio.

Le cinque sentenze di cui riportiamo i passaggi fondamentali sono tutte riferite all’orientamento ormai consolidatosi secondo cui in tema di diritto alla corresponsio­ne dell’assegno di divorzio, il parametro dell’adeguatezza dei mezzi rispetto al teno­re di vita goduto durante la convivenza matrimoniale da uno dei coniugi viene meno di fronte alla instaurazione, da parte di questi, di una famiglia, ancorché di fatto, la quale rescinde, quand’anche non definitivamente, ogni connessione con il livello ed il modello di vita caratterizzanti la pregressa fase di convivenza matrimoniale e, conseguentemente, ogni presupposto per la riconoscibilità di un assegno divorzile.

Non è quindi dovuto l’assegno divorzile al coniuge il quale abbia instaurato una con­vivenza more uxorio avente i caratteri della serietà e della stabilità.

Ferma restando la diversità dei rapporti personali e patrimoniali nascenti dalla convivenza di fatto rispetto a quelli originati dal matrimonio, la giurisprudenza ha preso atto del fatto che la legislazione si è andata progressivamente evolvendo verso un sempre più ampio riconoscimento, in specifici settori, della rilevanza della famiglia di fatto.

L’espressione “famiglia di fatto” comincia ad essere sempre più frequentemente ac­colta. Essa non indica soltanto il convivere come coniugi, ma individua una vera e propria “famiglia”, portatrice di valori di stretta solidarietà, di arricchimento e sviluppo della personalità di ogni componente, e di educazione e istruzione della prole.

Una equiparazione quindi non della famiglia di fatto alla famiglia matrimoniale, ma certamente della dignità e della rilevanza giuridica delle due diverse formazioni sociali.

Quello che la Corte costituzionale non ha potuto fare sulla base dell’art. 29 della Costitu­zione lo ha fatto la giurisprudenza di legittimità applicando l’articolo 3 della Costituzione.

Cass. civ. Sez. I, 18 novembre 2013, n. 25845

Cass. civ. Sez. I, 20 giugno 2013, n. 15481

Cass. civ. Sez. I, 11 marzo 2012, n. 3923

Cass. civ. Sez. I, 11 agosto 2011, n. 17195

Cass. civ. Sez. I, 8 agosto 2003, n. 11975

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