Da ormai oltre 10 anni, il tema della responsabilità civile si è aperto una via alternativa nell’ambito del diritto di famiglia, in particolare in relazione alla violazione dei doveri coniugali e genitoriali.
Spesso succede che i problemi con i coniugi si riflettano sul rapporto con i figli: se la regola generale stabilita dalla legge n.54 del 2006, prevede l’affidamento condiviso dei figli, è altrettanto vero che spesso questo nei fatti non si realizza.
L’articolo 155 del codice civile afferma il principio del prioritario interesse del minore e il diritto di ciascun genitore a mantenere un buon rapporto con la prole ed a partecipare attivamente alla sua vita, anche qualora i genitori siano separati.

Cosa succede dunque nei casi in cui la madre collocataria, volontariamente o meno non importa, impedisca al padre di vedere il figlio?

Questo è il caso di Alessandra, moglie di un mio assistito. Sicuramente Alessandra era una donna traumatizzata dalla separazione del marito che nel frattempo si era ricostruito una vita ed un’altra famiglia, senza però mai trascurare i figli avuti dal primo matrimonio, ai quali aveva sempre dedicato tempo ed attenzione, almeno fino a quando la madre è intervenuta nel loro rapporto denigrando giorno dopo giorno il padre agli occhi dei figli e negandogli di vederli in qualsiasi modo.

Alessandra arrivava persino a chiudere le finestre di casa ad ogni ora del giorno per simulare l’assenza sua e dei figli, cambiare numero di telefono per rendersi irrintracciabile e costringeva fisicamente i figli in casa quando il padre pretendeva di vederli, recandosi presso la loro abitazione.

Alessandra aveva assunto un rilievo talmente grande da imporre al mio cliente di agire per salvaguardare i figli stessi, prima ancora dei suoi diritti di padre.

Il Tribunale condannò in primo grado Alessandra che, senza giustificato motivo non faceva frequentare i figli al ex coniuge, al risarcimento del danno non patrimoniale ai sensi degli artt. 2043 e 2059 del codice civile a favore del padre per ingiusta lesione del diritto di visita, diritto protetto dagli articoli 2 e 3 della Costituzione.
Solo recentemente sono venuta a conoscenza dal mio assistito che Alessandra ha cambiato atteggiamento verso di lui collaborando  volontariamente per la crescita dei figli. Questo è accaduto perché Alessandra si è rivolta da qualche mese ad uno psichiatra, non essendosi a suo tempo fatta tutelare da un avvocato che la ascoltasse e la aiutasse a gestire le sue ritorsioni, dettate da un forte trauma emotivo.

In un momento di forte crisi come la separazione o un divorzio, un momento in cui il senso di vuoto e inadeguatezza per una vita che si immaginava e poi non si è compiuta prendono il sopravvento, diventa fondamentale ricevere anche supporto emotivo. Una guida che possa aiutare a fornire gli strumenti giusti per affrontare quello che in realtà è una fase della vita che passerà e che può trasformarsi in un nuovo inizio personale.

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