La nuova legge Cirinnà sulle unioni civili e le convivenze ha dato una grande rilevanza giuridica alla convivenza di fatto.

Il concetto generale è che le norme si applicano a chi conviva stabilmente nell’ambito di un rapporto affettivo.

Ci sono conseguenze sotto diversi aspetti, dalla successione nella locazione, ad esempio, all’assegno di mantenimento previsto in caso di cessazione della convivenza, partecipazione all’impresa del convivente ed ai suoi incrementi, diritto al risarcimento dei danni per la morte del convivente.

La caratteristica importante è che per essere coinvolti ed obbligati da queste norme non occorre una esplicita volontà come nel caso del matrimonio ma la sussistenza di uno stato di fatto.

Ci sono quindi possibili problemi ai quali un avvocato deve dare soluzione:

è opportuno stabilire quali siano le regole economiche, sia in caso di durata del rapporto, sia nel caso del suo scioglimento;
è opportuno stabilire una serie di disposizioni in riferimento ad aspetti come il diritto di assistere in ospedale o di fare il tutore, curatore o l’amministratore di sostegno in caso di perdita della coscienza o sua limitazione;
nel contratto si può stabilire o variare il regime patrimoniale della coppia, separazione o comunione dei beni;
può essere opportuno chiarire oltre ogni dubbio che si tratta di convivenza ai fini di possibili impugnazioni degli eredi di una delle parti o di negazione dei diritti del convivente superstite.
è altresi importante stabilire in qualche caso che NON si tratta di convivenza e quindi bloccare l’applicazione della legge (ad esempio eliminando il rischio che il coabitante – convivente si intesti metà di un immobile comprato dal coabitante convivente).

Le nuove norme visto che tutto si basa su valutazioni anche di rapporti personali possono creare una situazione pericolosamente indecisa. Basta ricordare che va distinto il caso in cui ci siano “due persone maggiorenni unite stabilmente da legami affettivi di coppia e di reciproca assistenza morale e materiale” ed il caso in cui ci sia ad esempio una convivenza di comodo.

Un uomo ed una donna che si vogliono profondamente bene, decidono di fare una vita in comune ed abitano insieme sono conviventi. Un uomo che viva con una badante (avendo rapporti sessuali o meno), è in una condizione diversa. Lo stesso è per due persone che siano profondamente amiche ma non abbiano un legame profondo, magari anche avendo attività sessuale. Altro caso diverso è quello di chi conviva per risparmiare sulle spese, pur in presenza di rapporti e di amicizia profonda. Come si fa a valutare con esattezza un legame affettivo?
Esiste poi il caso di chi può rientrare lecitamente nella convivenza di legge ma voglia non avere alcun vincolo legale. In questo caso sarà anche opportuno prendere delle misure legali per non essere obbligati (è quello che io chiamo contratto di NON convivenza).
A questo proposito penso non si possa dimenticare che la scelta di convivere e non sposarsi è fatta in molti casi per avere la massima libertà, proprio per rifiutare i vincoli di un matrimonio. Con la nuova legge questo non funziona più. Per non far applicare le norme sulla convivenza (non ritenendole adatte al proprio caso) si dovranno redigere specifici accordi e/o dichiarazioni.

CHI PUO’ FARE IL CONTRATTO DI CONVIVENZA?

La legge, al comma 50 prevede che il contratto di convivenza possa essere redatto e autenticato da un notaio o da un avvocato. Il notaio o l’avvocato dovranno poi registrare il contratto entro 10 giorni.

Il professionista dovrà inoltre asserire che il contratto è rispondente alle norme imperative ed all’ordine pubblico.

Gli avvocati familiaristi hanno una competenza diversa dal notaio. L’avvocato familiarista ha infatti una enorme esperienza professionale su quello che può accadere “successivamente” e può quindi prevenire, con la giusta formulazione, cause future e che avvenga tutto il contrario di quello che si voleva.

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